I Santi (Perú)
SAN GIACOMO MAGGIORE (SANTIAGO)
Dipinto ad olio su tela del XXI secolo. Scuola di Cuzco. Collezione C. L. G. B, Spino d’Adda.
San Giacomo fu il leggendario evangelizzatore della Spagna che, dopo la morte di Gesù, raggiunse provenendo dalla Palestina. Per queste sue
caratteristiche, fu rappresentato nelle vesti di un pellegrino, con il bastone da viaggio, la bisaccia, il mantello e il cappello a falde larghe,
ornato con la tipica conchiglia. Le immagini del Santo che più furono amate dagli spagnoli, e poi dalle stesse popolazioni del Vicereame, lo
ritraggono nelle vesti di un guerriero che brandisce la spada e cavalca un destriero bianco, facendo strage dei mori invasori.
Gesù definì i due fratelli Giacomo e Giovanni come “figli del tuono”. L’identificazione di San Giacomo Maggiore (Santiago, in
spagnolo) con il Dio del Fulmine andino, Illapa, fu avvalorata dai testi evangelici predicati dai missionari europei. Gli stessi spagnoli, per
antica consuetudine, quando durante un temporale s’udiva tuonare, commentavano che “correva il cavallo di San Giacomo”, e dopo
aver sparato con gli archibugi lanciavano il grido di guerra “Santiago”. San Giacomo a cavallo, nella sua iconografia più diffusa,
riunisce tutti gli elementi che lo fanno identificare con il fulmine. Il rumore degli zoccoli del cavallo, infatti, richiama il suono del tuono,
mentre lo scintillio della spada rappresenta il forte bagliore del lampo. L’enorme popolarità che riscuote tra la gente indigena, indica che
San Giacomo non è considerato come il protettore di conquistatori, quale egli è da tempo immemorabile, ma piuttosto l’antico e terribile Dio
Illapa, che non disdegna d’infierire sugli Incas
SAN GIACOMO MATA INDIOS
Primi anni del secolo XXI, olio su tela, cm 30 x 40. Collezione privata. Pubblicato in BAROCCO ANDINO Arcangeli guerrieri, Madonne e dee,
santi meticci (tav. 63).
Il dipinto è una libera interpretazione dell'opera intitolata Santiago Mata Indios (San Giacomo Uccisore di Indios), realizzata nel secolo XVIII da
un autore ignoto della Scuola cuschegna e attualmente conservata nel “Museo Regional” di Cuzco. A sua volta, però, questa immagine è
una delle numerose interpretazioni derivate dalla più antica rappresentazione del santo guerriero, dipinta prima del 1560 su una grande tela
esposta nell'antica Cattedrale di Cuzco, che fu descritta dal cronista Garcilaso de la Vega.
L'immagine si riferisce all'apparizione del santo durante l'assedio da parte degli incas alla città di Cuzco, occupata dagli spagnoli.
L'apparizione di Santiago, preceduto da un fulmine portentoso, spaventò gli indios assedianti, e segnò la vittoria degli spagnoli. Nello stesso
tempo, questo avvenimento determinò l'identificazione del santo patrono degli spagnoli con Illapa, il Dio del fulmine incaico.
Il disegno del santo cavaliere è rimasto lo stesso, mentre i numerosi indios dipinti sull'originale, uccisi e travolti dal destriero, sono stati
sostituiti da un solo personaggio. Un dettaglio assai significativo è costituito dai numerosi uccelli svolazzanti, presenti anche nell'originale,
che in questa rappresentazione semplice e schematica sono divenuti elementi iconografici caratteristici della Scuola di Cuzco. Un altro elemento
d’interesse è costituito dai sette pennacchi colorati che ornano il cappello di Santiago, assenti nell'originale.
SAN CRISTOFORO (SAN CRISTOBAL)
Secondo la leggenda, Cristoforo era un giovane gigante che s’era proposto di servire il signore più potente mettendosi al servizio dapprima
di un re, poi di un imperatore ed in seguito del demonio, dal quale, però, apprese che Cristo era il più forte di tutti, e quindi desiderò di
convertirsi. Un eremita lo istruì sui precetti della carità e, volendo esercitarsi in tale virtù, decise d’aiutare i viaggiatori ad
attraversare un fiume. Una notte fu svegliato da un fanciullo, che lo pregò di traghettarlo, ma più s’inoltrava nel fiume e più il bambino
aumentava di peso, riuscendo a stento, con l’aiuto di un grosso bastone, a raggiungere l’altra riva. Qui il bimbo si rivelò come Gesù
Cristo, e gli profetizzò il martirio a breve tempo, che puntualmente avvenne dopo essersi recato in Licia a predicare ed aver ricevuto il Battesimo.
Cristoforo fu uno dei santi più venerati, specialmente dai pellegrini, e per questo motivo sorsero diverse congregazioni in suo onore, con lo scopo
d’aiutare i viaggiatori che dovevano superare difficoltà di varia natura. Col tempo, la devozione per il santo non è diminuita, anche se ha
subito degli adattamenti, divenendo il protettore dei guidatori e, in genere, di chi fa lavori pesanti. Egli è considerato anche uno dei
quattordici santi Ausiliatori, invocati nell’occasione di grandi calamità naturali, ed è pregato specialmente contro la peste. Nel Vicereame
di Perú la sua figura è stata identificata con la divinità dell’acqua, uno degli elementi naturali cui la religione andina riconosce una
particolare sacralità, e che in quéchua sono nominati Huacas.
SAN CRISTOFORO
Primi anni del secolo XXI, olio su tela, cm 30 x 40. Collezione privata. Pubblicato in BAROCCO ANDINO Arcangeli guerrieri, Madonne e dee, santi
meticci (tav. 64).
L'immagine rappresenta in modo semplice e sobrio la scena centrale della leggenda di san Cristoforo, ritratto nel momento in cui sta caricando con
grande difficoltà un bambino inaspettatamente pesante, che a fatica riesce a trasportare dall'altra parte del fiume. La drammaticità del momento è
sottolineata dal vivace movimento degli abiti indossati dai personaggi, che sembrano colti da un'improvvisa folata di vento. Il santo volge lo
sguardo al Bambino, quasi a cercare una spiegazione al peso sproporzionato che avverte, e s'appoggia ad una palma che dà la misura delle sue
proporzioni, oltre a ricordare il martirio cui sarà sottoposto per non rinnegare la fede cristiana. Proprio per questa leggendaria scena, che lo
vede nei panni di un volenteroso traghettatore che si pone umilmente al servizio dei viandanti, san Cristoforo è stato assunto a patrono dei
trasportatori e dei guidatori, oltre che invocato come protettore contro ogni tipo di calamità che affligge l'umanità.